I piloni del tempio di Medinet Habu visti dal basso, con i rilievi scolpiti in profondità nella pietra

Medinet Habu, il tempio fortezza della riva ovest

Sulla riva ovest di Luxor c’è il tempio meglio conservato di tutta la zona, con i colori ancora sulle pareti e un ingresso costruito come una fortezza. Quasi nessun tour in giornata ci passa, e il motivo non ha niente a che vedere con quanto valga.

Un tempio che comincia come una fortezza

Ci si arriva aspettando l’ennesimo pilone e invece davanti c’è una porta fortificata: torri, feritoie, camere sopra il passaggio. È costruita sul modello di una fortezza siriana, un migdol, e in Egitto non ce n’è un’altra uguale.

Non era difesa vera, era dichiarazione. Ramesse III governava un Egitto che si sentiva assediato, e ha voluto un tempio che si presentasse come una cittadella. Il messaggio funziona ancora: si entra intimiditi, che è esattamente l’effetto previsto. Che sia una questione di orario e non di distanza lo dicono i numeri: Medinet Habu è a pochi minuti da tutto il resto.

Le pareti che raccontano una guerra

Le pareti esterne portano i rilievi di battaglia più dettagliati che ci siano in Egitto: flotte, prigionieri, conteggi. È propaganda, e va letta come tale, ma è propaganda incisa con una precisione che rende leggibili le navi e gli armamenti.

Se volete sapere come si guarda una parete senza conoscere i geroglifici, l’abbiamo spiegato in come si legge la parete di un tempio: qui quel metodo rende parecchio.

Il colore che è sopravvissuto

Nelle sale interne, dove la luce diretta non arriva, il colore c’è ancora. Non ovunque e non intatto, ma abbastanza da cambiare l’idea che uno si è fatto dell’Egitto: questi edifici non erano color sabbia, erano dipinti, e in modo tutt’altro che sobrio.

È la stessa sorpresa che aspetta chi visita il tempio di Esna dopo la pulitura del soffitto: la pietra nuda è quello che resta, non quello che era.

Come infilarlo nella giornata

La riva ovest si visita quasi sempre con lo stesso schema: Valle dei Re, Hatshepsut, i Colossi di Memnone e ritorno. Medinet Habu sta poco più a sud e viene tagliato per questione di orario, non di importanza.

La combinazione che consigliamo è con Deir el-Medina, il villaggio degli operai: sono a pochi minuti l’uno dall’altro e insieme raccontano chi costruiva e chi commissionava. La visita a sé è il tempio di Medinet Habu, il quadro completo è in cosa vedere a Luxor e la logica delle due rive in riva est e riva ovest.

Domande frequenti su Medinet Habu

Che cos’è Medinet Habu?

Il tempio funerario di Ramesse III, sulla riva ovest di Luxor. È il tempio meglio conservato di tutta la zona tebana: non è una rovina da immaginare, è un edificio che si attraversa ancora stanza per stanza.

Perché quasi nessun tour ci passa?

Perché la giornata classica sulla riva ovest è già piena con la Valle dei Re e Hatshepsut, e Medinet Habu sta un po’ più a sud. Non è una questione di importanza: è una questione di orologio. Basta chiederlo in fase di programma.

Che cosa ha di diverso l’ingresso?

L’ingresso non sembra un tempio: sembra una fortezza. È costruito come un migdol, cioè una porta fortificata di modello siriano, e in Egitto non se ne vedono altri così. Ramesse III volle un tempio che si annunciasse come una cittadella.

Si vedono ancora i colori?

Sì, in diversi punti, soprattutto nelle sale interne e sui soffitti riparati dalla luce. È uno dei pochi posti in Egitto dove si capisce che questi edifici non erano color sabbia: erano dipinti, e piuttosto vivacemente.

Quanto tempo serve?

Un’ora abbondante per vederlo con calma, meno se si è di corsa. Sta vicino a Deir el-Medina, e i due insieme fanno una mezza giornata che quasi nessuno fa e che vale più della coda alle tombe più famose.

Volete la riva ovest fatta senza corsa, Medinet Habu compreso? Diteci le date: la costruiamo con una guida egittologa di lingua italiana.

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